Anche per Aristotele l’arte del raccontare è imitazione della realtà. È imitazione non di ciò che è (perché questo è compito della storia), ma di ciò che può essere. Per questo, afferma il filosofo rovesciando il giudizio platonico, l’arte del raccontare guarda ad un orizzonte più vasto, fa vivere allo spettatore le vicende rappresentate come fatti che potrebbero accadere a tutti coloro che si trovassero nelle stesse situazioni, affermandone, in qualche misura, l’universalità. Essa possiede inoltre una reale efficacia educativa, in quanto coinvolge lo spettatore, e favorisce, attraverso l’azione scenica, lo svilupparsi di emozioni forti, vive, che poi vengono a “sublimarsi” in una catarsi, cioè in una specie di trasfigurazione delle passioni stesse, determinando così un nuovo equilibrio, una nuova armonia nella psiche, adducendo un valore conoscitivo dell’arte del racconto e  una sua accertata funzione educativa e morale.

La poetica riguarda le attività che hanno come scopo la mìmesis, l’imitazione della realtà. Proprio il concetto di imitazione costituisce uno degli elementi fondamentali dell’estetica aristotelica. L’arte del raccontare è per Aristotele “imitazione”. Altri elementi non meno importanti sono il concetto di verosimiglianza e quello di imitazione dell’universale.
Per Aristotele la poetica costituisce una forma valida di conoscenza in quanto la realtà che rappresenta non é “apparente”, non rinvia cioè a qualcosa che la trascende.
Il secondo principio-base dell’estetica aristotelica è, come abbiamo detto, quello della verosimiglianza. Ma che cosa dobbiamo intendere per “verosimiglianza”? Per capire il significato di “verosimiglianza” occorre prima di tutto comprendere la differenza che Aristotele pone tra storia e poesia. La storia descrive ciò che è accaduto, mentre lo storytelling parla di ciò che potrebbe accadere. Lo storytelling tende a rappresentare l’universale, la storia il particolare.

La storia, in altre parole descrive gli eventi così come si sono realizzati, dunque nella loro concretezza e singolarità. Lo storytelling, invece, li rappresenta come fatti che possono accadere (a tutti coloro che si venissero a trovare in determinate condizioni): quindi li descrive come “fatti universali” che rientrano nell’ambito delle possibilià umane. Mentre allora la storia è imitazione del particolare, l’arte è imitazione dell’universale. Proprio perché universali, gli eventi narrati dallo storytelling tendono ad avvicinarla alla scienza (che studia anch’essa gli eventi nella loro generalità), senza raggiungere tuttavia la capacità conoscitiva, in quanto nello storytelling la rappresentazione avviene attraverso immagini sensibili e non mediante concetti astratti.
.

STORYTELLINGFILOSOFIA E STORYTELLING
Vai a Search