Spesso nella descrizione dei personaggi dello storytelling si utilizzano simboli e rapporti presenti in tante narrazioni, a cui Carl Young ha attribuito il termine archetipo, intendendo l’antico modello di personalità che costituisce l’eredità condiviso dell’umanità.

Secondo Young esiste un inconscio collettivo, simile a quello individuale. I miti e le fiabe equivalgono ai sogni di un’intera cultura e scaturiscono dall’inconscio collettivo. Le medesime tipologie di personaggi sembrano trovarsi sia nella dimensione personale sia in quella collettiva. Digital Storytelling aziendale archetipi

Gli archetipi sono sorprendentemente costanti di ogni tempo e cultura, nei sogni e nelle personalità degli individui così come nella mitologia del mondo intero. La conoscenza di queste forze è uno degli elementi più potenti della armamentario dei narratori di storytelling contemporaneo. Il concetto di archetipo uno strumento indispensabile per comprendere lo scopo è la funzione dei personaggi di una storia. Afferrare la funzione dell’archetipo incarnato da un personaggio può aiutare a stabilire se questo esprime il meglio al meglio il proprio peso. Gli archetipi sono parti del linguaggio universale della narrativa e per lo scrittore conoscere a fondo la loro energia è indispensabile per acquisire strumenti potenti necessari per lo sviluppo di uno storytelling efficace.

L’universalità di questi modelli rende possibile l’esperienza condivisa del narrare. I narratori scelgono istintivamente personaggi e rapporti che riecheggiano le energie degli archetipi, per creare esperienze drammaturgiche riconoscibili per tutti. Diventare consapevoli degli archetipi può solo ampliare la padronanza del mestiere dello storyteller.

Non bisogna pensare che un personaggio identifichi un solo e archetipo ma al contrario vanno viste. Gli archetipi come funzioni svolte temporaneamente dai personaggi in base alla loro personalità e che li porterà ad avere determinati effetti. Questo tipo di interpretazione la è stata ampiamente espressa  da Vladimir Propp nel suo libro “morfologia della fiaba”, dov’è analizzando centinaia e centinaia di racconti ha individuato funzioni flessibili dei vari personaggi piuttosto che rigide tipologie a cui un personaggio si deve attenere. Questo permette allo storyteller di uscire fuori da cliché predefiniti e liberare la narrazione  da stereotipi, utilizzando gli archetipi come esempi di maschere che personaggi possono utilizzare per un tempo limitato per definire una parte del racconto. Le storie possono essere viste quindi come una metafora dell’uomo, con personaggi che impersonano le qualità universali e archetipe che possiamo trovare nella collettività come nella singola persona, quasi come se un ogni archetipo fosse una parte integrante di ognuno di noi.

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